Premonizioni

12 novembre 2017

Passo la notte sognando di essere in immersione nell’Amicomare, dentro una immensa caverna con un grande foro al soffitto; da questo foro entrano fiotti di luce; una luce strana, che penetra a fondo anche all’interno di lunghe, strette, profonde fessure nella parete. Ma questa è una cosa impossibile: la luce viene dall’alto. Per un verso mi rendo conto che sto sognando, ma è un capirlo solo a metà; infatti mi dico che, tutto sommato, sto perdendomi in dettagli poco importanti; quello che urge invece è “fare l’ordinazione”. Proprio così: fare l’ordinazione, come al ristorante; insomma dire con precisione quali folletti di mare voglio incontrare. Nei sogni succede di tutto e perciò, senza scompormi troppo, eseguo: “pesce luna e aragosta!” dico. Ho parlato a voce alta, mi sveglio. La luna illumina la stanza familiare, il cane mi guarda perplesso. Mi ci vuole poco a riaddormentarmi, tranquilla, pensando che sono in vacanza e che mi attende, fra poche ore, una bella immersione.

Alla mattina il sogno me lo ricordo benissimo, insieme al fatto che, proprio due giorni fa, mi sono lamentata per iscritto di non aver mai visto un pesce luna in natura; di aragoste invece sì, ne ho viste alcune, ma quasi sempre di sfuggita; raramente ho potuto stare in santa pace con qualcuna di loro ad ascoltare il misterioso linguaggio delle antenne, quando ondeggiano, qua e là inviando arcani messaggi .

La mattina dopo, cioè stamattina, succede una cosa davvero incredibile, in un posto del mediterraneo che non vorrei citare direttamente, perché è davvero molto, troppo frequentato; si tratta di un luogo generalmente affollato, sulla superficie di barche, sotto la superficie di subacquei, a pelo d’acqua di snorkelisti. Quasi quasi mi spavento pure io, per quella che ai più sembrerà solo una incredibile coincidenza (giacché è vero che sono una mantastrega, è vero che in acqua ho strani evocativi poteri, ma verificarlo in modo così netto, a poche ore dal sogno, è cosa che sconcerta un po’ anche la sottoscritta).

Comunque, andiamo ai fatti: praticamente subito, appena raggiunto il fondo, a una trentina di metri,  mi compare davanti una piccola aragosta, tutta fuori dalla altrettanto piccola fessura che deve essere la sua casa; fa oscillare intorno le lunghe filiformi antenne. E’ proprio una cucciola, che meraviglia. Mi fermo.

Da notare che la vedo solo io, gli altri sono un po’ più avanti. Cerco subito gli occhietti neri, vicinissimi, in cima alla testa, e mi concentro su quelli. Anche lei mi ha visto: sposta decisamente le antenne verso di me, e io resto immobile, manco respiro. Lei sfiora un attimo la mia mano nuda. Che fortuna non avere i guanti! Nel momento del contatto approfitto per lanciarle messaggi affettuosi e prometterle che non mangerò mai più nessuno dei suoi simili. Lei è contenta, e anche compiaciuta dalle mie parole; lo capisco benissimo dagli occhietti, inespressivi solo per chi non ha mantastreghici poteri. Intanto la guida mi viene a chiamare, sono rimasta un po’ indietro. Mi ricompatto subito col gruppo; passiamo sotto una cengia dipinta in giallo dai parazoanthos, costeggiamo una parete punteggiata di vezzose vacchette di mare, superiamo un triplo muro di saraghi; infine risaliamo, praticamente tutti insieme. Mi entra in testa, improvvisamente, il sogno di stanotte con la richiesta di incontro con un’aragosta; non ho tempo di stupirmene, adesso, siamo in acqua in tanti e bisogna risalire rispettando il proprio turno, senza distrarsi troppo.

In barca, c’è appena il tempo di togliersi l’attrezzatura che qualcuno strilla:”Pesce luna, pesce luna!” Mi dico, veramente impressionata, che non è possibile. Invece è possibile, eccome! Lui si trova a non più di una trentina di metri dalla barca, appare color grigio peltro in questa giornata un po’ plumbea; un cornetto – la pinna dorsale – esce fuori dall’acqua. Poi lui si mette su un fianco, la pinnetta sparisce, appare una focaccia rotonda del diametro di almeno 40 centimetri, color luna piena. Che cosa sta facendo questa meraviglia dell’Amicomare? Ho letto che spesso il pesce luna sta in superficie, al sole, approfittando dei raggi ultravioletti per liberarsi dei parassiti; oggi comunque non c’è sole per niente. In ogni caso chiedo di potermi buttare dalla barca per incontrare di persona questo Granfolletto e farmi dare informazioni direttamente da lui. Mi dicono di procedere pure, ma capisco che non c’è tempo; mentre recupero la maschera e sto per buttarmi, così, senza pinne né zavorra, con l’impaccio della semistagna addosso, sento dire da chi è in barca che lui sta andandosene, e poi che si è inabissato. Rinuncio, ovviamente. Mi siedo tranquilla, depongo la maschera e la speranza di un incontro più ravvicinato. In barca sento dire dai cosiddetti esperti  che l’apparizione del pesce luna è una cosa piuttosto frequente da quella parti; sarà, ma io, tutte le estati, da anni ormai mi immergo regolarmente qui all’inizio dell’ estate, anche per allenarmi alle fantastiche avventure, con Ulisse e Penelope, che seguiranno più in là nella stagione. Mai però, prima di oggi, avevo visto il granfolletto.

Mentre torniamo alla base, e ci aspettano almeno trenta minuti di viaggio, pur con una barca veloce, mi viene una gran voglia di raccontare del sogno di stanotte. Non è tanto per  pavoneggiarmi dei miei poteri; sento il bisogno di condividere questa curiosa esperienza. Ma Intanto il mare si fa grosso, e io comincio a sentire lo stomaco che beccheggia e rolla insieme alla barca. Mi trasferisco a poppa, guardo l’ipnotica scia bianca del motore e mi riprendo rapidamente. Allora la voce della saggezza mi dice che è meglio lasciar perdere; nessuno capirebbe, nessuno mi crederebbe. Ma sono fortunata; giacché invece, quando scrivo qui sopra (SIGH… SUB NON C’E’ PIU’ ), ho la speranza che qualcuno, appassionato come me, condivida gli aspetti misteriosi dell’esperienza subacquea, mi creda e mi capisca davvero.

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La secca con l’anima

4 novembre 2017

Prima immersione dell’anno, dopo nove mesi di astinenza; mi portano all’Isuela, la famosa secca nel parco di Portofino. Si sa che è un posto bellissimo, e, certo, mi sento un po’emozionata, come sempre dopo una lunga assenza dall’Amicomare; però io all’Isuela ci sono già stata diverse volte. Cosa ci può essere di nuovo? Invece la sensazione che stia per capitare qualcosa di imprevedibile, bello, strano, mi coglie all’improvviso, mentre viene spento il motore della barca e cominciano le manovre di attracco alla boa di ormeggio. Sento come una stilettata di luce dentro la mente, mescolata a un forte senso di attesa. Non so spiegare meglio di così. Un attimo dopo, mentre la cima viene fissata alla boa, qualcuno strilla: “Guarda, guarda, cos’è? Che roba è quella?” Un cornetto grigio, alto una ventina di centimetri, emerge dall’acqua, a una decina di metri. Risponde l’esperto di turno:”ma niente, sarà il solito pesce luna!” “Solito per chi?”, mi chiedo. Dovete sapere che io il pesce luna non l’ho mai visto, se non all’acquario di Genova, e dunque per me sarebbe una gran bella fortuna l’incontro, in mare aperto, con questo Granfolletto; perciò, mentre sto per chiedere il permesso di buttarmi, così sui due piedi, con la maschera e la muta indossata a metà, la voce di prima aggiunge: “Aspetta, aspetta, ma che strano! Sono due? Due pesci luna vicinissimi?” Ci spostiamo rapidamente tutti da una parte della barca, che si sbilancia visibilmente, ma risolviamo subito il mistero: i due cornetti che emergono ora dall’acqua, paralleli tra loro, sono le pinne cefaliche di un ‘diavolo di mare’, quelle che gli servono per convogliare meglio il flusso di nutrimento alla bocca. Insomma, abbiamo davanti, per un fugace attimo, una mobula mobular, proprio al pelo dell’acqua; un’ apparizione davvero inconsueta nell’AMP di Portofino, come si legge nel sito, che definisce un incontro del genere molto raro.

Sulle mobule io mi sento piuttosto esperta: ho nuotato con alcuni esemplari enormi, dall’apertura alare – per così dire – di alcuni metri, nel mar delle Azzorre, in mezzo all’Oceano Atlantico, e su questi incontri ho anche già scritto qui sopra. Questa che vediamo per un attimo è una piccolina, sarà grande un metro e mezzo, e si sta allontanando rapidamente; non c’è tempo di nuotare con lei, non c’è tempo per farsi riconoscere, non c’è tempo per nulla. Riesco solo a mettere una mano nell’acqua per creare il contatto con il suo elemento; poi le mando un rapido messaggio di saluto, le dico che spero di incontrarla ancora. Mi sembra di sentire, infatti, una lieve risposta, compiaciuta e gentile, trasportata dal fruscìo di un’ondina che si frange sullo scafo della barca. Ora la piccola è sparita e noi cominciamo l’immersione. Siamo in dodici, in barca, che è un bel numero, per chi, come me, è abituato – e viziato – dai lussi dei tuffi con Ulisse e Penelope. Quando sono da loro scendiamo sempre in tre, dalla loro barca, mai nei posti dove attraccano i diving, sempre in luoghi selvaggi indicati dall’ecoscandaglio, dove spesso scuri cunicoli o nere fessure schiudono meraviglie colorate; in più, c’è il fido Manolo, in barca, a semplificare anche le operazioni di vestizione, svestizione, risalita sulla scaletta.

Comunque mi arrangio, nonostante la calca; sono tutti gentili, pronti a far largo a una mantastrega che soffre un po’ il mare, e perciò preferisce aspettare il gruppo in acqua. Mi preparo dunque rapidamente e mi tuffo. L’emozione dell’assenza di peso, dello stare a mio agio appoggiata dentro l’Amicomare, il chiacchiericcio pettegolo delle castagnole mentre scendo lungo la catenaria, mi prendono totalmente, ancora una volta. Eppure questa è la trecentotrentunesima immersione della mia vita. Arrivo sul cappello della secca, e comincio a girarle intorno. La sento, io, l’Isuela; salgono le cernie, enormi e indolenti, a parlare con me; esce di tana una murena, e mi fa strada, nuotandomi sinuosa davanti; è la prima immersione della stagione, non voglio scendere oltre i 30 metri per questa volta; desidero godermi la pace rilassata che ho dentro. E loro, i miei amici folletti di mare, lo intuiscono; perciò risalgono e vengono a ritrovarmi. L’Isuela ha un’anima, condivisa tra tutti i suoi inquilini; ora che sono qui anch’io, partecipo, faccio parte di quest’anima. Eccolo qua, un altro folletto, giallo limone, lungo almeno 10 centimetri, con il suo ciuffetto branchiale ben dritto sopra il corpicino di lumaca, punteggiato di pallini gialli, con i cornini bluette! E’ un nudibranco, gli esperti lo chiamano hypselodoris valenciennesi. Sta spostandosi lentamente, ma si ferma quando lo guardo. Gli mando un pensiero ammirato. Sento che il messaggio arriva.

Questo sembra essere il momento dei nudibranchi: poco più in là, seminascoste dall’ ombrellino di una padina pavonica, due piccolissime flabelline fucsia, grandi come una falange del mio mignolo; sono allungate una vicina all’altra, con le loro frangette dalla punta azzurrastra che ondeggiano misteriosamente; l’impressione è che parlottino tra loro

Un’ occhiata al manometro, adesso: c’è ancora tanta aria, anche se ho finito il mio giro. Mi guardo intorno: ecco ancora un bel polpo, mimetizzato dentro una fessura, ma tradito dal sifone in bella vista! Tenendomi con una mano al corpo morto della boa di ormeggio, perché ora c’è un po’ di corrente, lì per lì stento a individuare il testone; ma poi un occhio si apre, si fissa su di me e mi cattura, per l’evidenza che sta osservando proprio me. Un tentacolo si avvicina, sale delicatamente sul polsino della muta. Mi è impossibile resistere alla tentazione di fargli una carezzina con la mano libera. Lui mica si impressiona; torce un po’ il tentacolo e mi avvolge il dito. Nonostante conosca bene l’opinione degli scettici su questo genere di esplorazioni, per loro finalizzate solo a saggiare l’ambiente circostante,a me piace pensare che lui invece stia condividendo con me un momento di tranquilla serenità nell’Amicomare. Come quando ti senti al sicuro, parte di un mondo che pulsa, e tu sei in perfetta sintonia col medesimo. Come quando ti senti appagato. Succede all’ Isuela, la secca con l’anima.

SE QUALCUNO HA AVUTO LA PAZIENZA DI LEGGERMI FINO IN FONDO, FORSE SI CHIEDERA’ COME MAI PUBBLICO QUI SOPRA, INVECE DI FARLO SU SUB, COME AVVIENE ORMAI DA 7 ANNI.

LA RIVISTA CHIUDE, PER LA MORTE,  DOPO  UNA MALATTIA TERRIBILE E VELOCE, DEL SUPEREROE, E LA MOGLIE NON SI SENTE DI CONTINUARE.   E’ APPENA USCITO L’ULTIMO  NUMERO, QUELLO DI NOVEMBRE, CON L’ULTIMA DELLE MIE STORIE.

QUEST’ESTATE , DA LORO, COME AL SOLITO, IN VACANZA SUB , AVEVO NOTATO CHE  LUI AVEVA QUALCHE LIEVE MALESSERE, MA FACEVA LA VITA DA SUPEREROE DI SEMPRE.  E’ MANCATO A META’ SETTEMBRE, LASCIANDO COSTERNATI TUTTI E  ANCHE ME.

TEMO CHE QUI FINIRA’ ANCHE LA MIA CARRIERA GIORNALISTICA, CHE MI GRATIFICAVA TANTO.

VABBE’. HO ANCORA UN PAIO DI STORIE INEDITE, OLTRE A QUESTA. LE METTERO’ QUI.

 

 

morte dei blog

5 luglio 2017

Anche il Corriere della sera oggi ha  un pezzo che parla della morte dei blog, soppiantati dalle altre diavolerie, che pure ho anch’io -tipo facebook, whatsapp et similia- ma non mi interessano troppo. Invece i folletti di mare sono sempre molto invitanti.

( Adieu, les  copains!  J’suis en train d’aller faire ma plongée bouteilles au bout de l’Enfer)

Minnie

23 febbraio 2017

Il maltese è un cane di circa 4 kili, di cui 3 di lingua (la battuta non è mia, l’ho trovata in rete; però  è vera).Se hai un maltese, devi imparare a parlare senza staccare mai il labbro superiore da quello inferiore. In caso contrario, il maltese, rapidissimo, ne approfitta e ti fionda la lingua in bocca senza tante cerimonie.

Il maltese non ama nuotare ma, se costretto, se la cava egregiamente, anche a 3 mesi di età. Potete farlo esercitare nella vasca da bagno, eventualmente simulando corsie di piscina con nastro adesivo azzurro. Abbiamo allo studio  una protezione in neoprene 3m; inoltre progettiamo un GAV ad hoc, dove la valvola del corrugato possa essere azionata dalla lingua del cane medesimo, dopo breve addestramento (si tratta di un cane molto intelligente)

 

 

Guendalina

15 gennaio 2017

Questo mese  cercherò di mettervi curiosità su di lei, invitandovi all’acquisto di SUB di gennaio, ove il direttore  ha pubblicato pure la sua fotografia ( a parte, naturalmente, l’ analisi del di lei carattere, da mantaxxxxxx mirabilmente tratteggiato)

Non perdete dunque la mia rubrica di questo mese, cari M.d.L. !

Un incolpevole ritardo

17 dicembre 2016

Travolta da impegni cogenti, oberata da gravosi incarichi, assediata da innumeri incombenze, non mi è stato possibile, cari M.D.L. (Milioni Di Lettori) segnalarVi, prima di questo momento, il mirabile pezzo pubblicato -a mia firma-su SUB  di dicembre, ove le rivoluzionarie scoperte antropologiche del grande Malinowski vengono coniugate con quelle, non meno innovatrici, di alcuni folletti dell’Amicomare. Non mancate a questo grande  appuntamento kulturale!dicembra

tombeur de fish

5 novembre 2016

Sarebbe ” tombeur de femmes”, in verità. Però, in questo caso…

novembre

Comprate, comprate  SUB  di NOVEMBRE e leggete dove osano i pesci istrice…ciao!

 

Pinocchiodimare

9 ottobre 2016

Mi permetto di consigliarvi  la lettura del numero di ottobre di SUB, ove troverete utili consigli antiaracnofobici.

ottobre

onde (non marine)

28 settembre 2016

Cari milioni di lettori, vi invito qua. Pare che questo Giammarchi sia in grado di trascinare la platea più vasta, compresi i ragazzini. E’ dai tempi del “paradosso dei gemelli” che seguo questa traccia fantastica dello spaziotempo. E’ una roba magica, e mi stupisco sempre quando vedo gente che ancora non ci crede. Ci vado, naturalmente. Dunque, siccome so che sempre mi cercate per dinde e per donde ,con l’obiettivo di strapparmi un autografo, guardate che ve lo faccio, se venite ; si tratta di evento organizzato nella mia nuova scuola…e caspita, voglio farle pubblicità! Ho 13 ragazzini in classe, un ambiente rilassato, davvero inclusivo… una roba fantastica..altro che scuola di Stato !!! Dunque, vi aspetto; coglierete 2 piccioni con una fava: conferenza su tema spettacolare+ autografo di Mantaxxxxx, TUTTO GRATIS !

gravitazione

 

consigli per gli acquisti

4 settembre 2016

Se non avete comprato SUB di agosto vi perdono (anche se vi siete persi una foto fantastica di mantarosa), ma  il numero di settembre non dovete perderlo: si discetta su Dio, l’aragosta, la vergogna, il Grande Progetto. Vi si aggiunge un primo piano sempretoniquico  in rosa,  ove sono riconoscibilissima, a detta dei folletti di mare. Perciò ora, se mi incontrerete per le vie di terra, mi potrete fermare e chiedere di  firmarvi un autografo, che graziosamente non vi negherò.

E guardate che fantastico relitto, appena scoperto…

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