Premonizioni

Passo la notte sognando di essere in immersione nell’Amicomare, dentro una immensa caverna con un grande foro al soffitto; da questo foro entrano fiotti di luce; una luce strana, che penetra a fondo anche all’interno di lunghe, strette, profonde fessure nella parete. Ma questa è una cosa impossibile: la luce viene dall’alto. Per un verso mi rendo conto che sto sognando, ma è un capirlo solo a metà; infatti mi dico che, tutto sommato, sto perdendomi in dettagli poco importanti; quello che urge invece è “fare l’ordinazione”. Proprio così: fare l’ordinazione, come al ristorante; insomma dire con precisione quali folletti di mare voglio incontrare. Nei sogni succede di tutto e perciò, senza scompormi troppo, eseguo: “pesce luna e aragosta!” dico. Ho parlato a voce alta, mi sveglio. La luna illumina la stanza familiare, il cane mi guarda perplesso. Mi ci vuole poco a riaddormentarmi, tranquilla, pensando che sono in vacanza e che mi attende, fra poche ore, una bella immersione.

Alla mattina il sogno me lo ricordo benissimo, insieme al fatto che, proprio due giorni fa, mi sono lamentata per iscritto di non aver mai visto un pesce luna in natura; di aragoste invece sì, ne ho viste alcune, ma quasi sempre di sfuggita; raramente ho potuto stare in santa pace con qualcuna di loro ad ascoltare il misterioso linguaggio delle antenne, quando ondeggiano, qua e là inviando arcani messaggi .

La mattina dopo, cioè stamattina, succede una cosa davvero incredibile, in un posto del mediterraneo che non vorrei citare direttamente, perché è davvero molto, troppo frequentato; si tratta di un luogo generalmente affollato, sulla superficie di barche, sotto la superficie di subacquei, a pelo d’acqua di snorkelisti. Quasi quasi mi spavento pure io, per quella che ai più sembrerà solo una incredibile coincidenza (giacché è vero che sono una mantastrega, è vero che in acqua ho strani evocativi poteri, ma verificarlo in modo così netto, a poche ore dal sogno, è cosa che sconcerta un po’ anche la sottoscritta).

Comunque, andiamo ai fatti: praticamente subito, appena raggiunto il fondo, a una trentina di metri,  mi compare davanti una piccola aragosta, tutta fuori dalla altrettanto piccola fessura che deve essere la sua casa; fa oscillare intorno le lunghe filiformi antenne. E’ proprio una cucciola, che meraviglia. Mi fermo.

Da notare che la vedo solo io, gli altri sono un po’ più avanti. Cerco subito gli occhietti neri, vicinissimi, in cima alla testa, e mi concentro su quelli. Anche lei mi ha visto: sposta decisamente le antenne verso di me, e io resto immobile, manco respiro. Lei sfiora un attimo la mia mano nuda. Che fortuna non avere i guanti! Nel momento del contatto approfitto per lanciarle messaggi affettuosi e prometterle che non mangerò mai più nessuno dei suoi simili. Lei è contenta, e anche compiaciuta dalle mie parole; lo capisco benissimo dagli occhietti, inespressivi solo per chi non ha mantastreghici poteri. Intanto la guida mi viene a chiamare, sono rimasta un po’ indietro. Mi ricompatto subito col gruppo; passiamo sotto una cengia dipinta in giallo dai parazoanthos, costeggiamo una parete punteggiata di vezzose vacchette di mare, superiamo un triplo muro di saraghi; infine risaliamo, praticamente tutti insieme. Mi entra in testa, improvvisamente, il sogno di stanotte con la richiesta di incontro con un’aragosta; non ho tempo di stupirmene, adesso, siamo in acqua in tanti e bisogna risalire rispettando il proprio turno, senza distrarsi troppo.

In barca, c’è appena il tempo di togliersi l’attrezzatura che qualcuno strilla:”Pesce luna, pesce luna!” Mi dico, veramente impressionata, che non è possibile. Invece è possibile, eccome! Lui si trova a non più di una trentina di metri dalla barca, appare color grigio peltro in questa giornata un po’ plumbea; un cornetto – la pinna dorsale – esce fuori dall’acqua. Poi lui si mette su un fianco, la pinnetta sparisce, appare una focaccia rotonda del diametro di almeno 40 centimetri, color luna piena. Che cosa sta facendo questa meraviglia dell’Amicomare? Ho letto che spesso il pesce luna sta in superficie, al sole, approfittando dei raggi ultravioletti per liberarsi dei parassiti; oggi comunque non c’è sole per niente. In ogni caso chiedo di potermi buttare dalla barca per incontrare di persona questo Granfolletto e farmi dare informazioni direttamente da lui. Mi dicono di procedere pure, ma capisco che non c’è tempo; mentre recupero la maschera e sto per buttarmi, così, senza pinne né zavorra, con l’impaccio della semistagna addosso, sento dire da chi è in barca che lui sta andandosene, e poi che si è inabissato. Rinuncio, ovviamente. Mi siedo tranquilla, depongo la maschera e la speranza di un incontro più ravvicinato. In barca sento dire dai cosiddetti esperti  che l’apparizione del pesce luna è una cosa piuttosto frequente da quella parti; sarà, ma io, tutte le estati, da anni ormai mi immergo regolarmente qui all’inizio dell’ estate, anche per allenarmi alle fantastiche avventure, con Ulisse e Penelope, che seguiranno più in là nella stagione. Mai però, prima di oggi, avevo visto il granfolletto.

Mentre torniamo alla base, e ci aspettano almeno trenta minuti di viaggio, pur con una barca veloce, mi viene una gran voglia di raccontare del sogno di stanotte. Non è tanto per  pavoneggiarmi dei miei poteri; sento il bisogno di condividere questa curiosa esperienza. Ma Intanto il mare si fa grosso, e io comincio a sentire lo stomaco che beccheggia e rolla insieme alla barca. Mi trasferisco a poppa, guardo l’ipnotica scia bianca del motore e mi riprendo rapidamente. Allora la voce della saggezza mi dice che è meglio lasciar perdere; nessuno capirebbe, nessuno mi crederebbe. Ma sono fortunata; giacché invece, quando scrivo qui sopra (SIGH… SUB NON C’E’ PIU’ ), ho la speranza che qualcuno, appassionato come me, condivida gli aspetti misteriosi dell’esperienza subacquea, mi creda e mi capisca davvero.

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